visita al Museo Africano

Le I A,C,D e IA LST si sono recate al Villaggio africano a Basella di Urgnano. Hanno vissuto i riti dell'accoglienza, hanno costruito manufatti con le perline, sono diventati contadini, lustrascarpe, parrucchieri, commercianti del villaggio.
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l'accoglienza |
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Appena arrivati siamo stati accolti da un animatore che ci ha insegnato delle parole suili, delle parole di saluto e abbiamo svolto la cerimonia del the. (Debora Sità IC)
(Andrea Gullo IC)
L'animatore Flavio ci ha fatto assaggiare il te africano e ci ha spiegato che come si svolge la cerimonia di accoglienza. (Mattia Altamore IC)
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| l'incontro | ||
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A un certo punto nella stanza è entrato un uomo vestito con tipici abiti africani e tutti lo seguivamo con gli occhi attratti dai suoi movimenti lenti e solenni. Per prima cosa ha salutato le due statue nella stanza. Erano i suoi antenati, come poi ci ha spiegato. (Mogrant Bofenda IC)
Jacques, questo era il nome dell'africano nato in Congo e venuto in Italia grazie all'amicizia con Valerio, un missionario che gli aveva fatto conoscere le cultura italiana e che aveva voluto conoscere gli usi e le abitudini dell'Africa. Ci ha raccontato che una sera preparò per Valerio il fufu, una specie di polenta e la sera dopo Valerio gli fece assaggiare la nostra minestra e così una sera mangiavano secondo la cucina congolese e la sera dopo secondo la cucina italiana (Andrea Mottola IC)
Jacques ci ha fatto conoscere anche gli strumenti musicali che vengono usati sia nei momenti di festa sia per comunicare da un paese all'altro. Ci ha fatto vedere una specie di tamburo chiamato bunda e che è costruito usando un albero detto nzete e annerito al fuoco. (Barbara Branciforte IC)
(Stefano Sepielli IC)
(Debora Sità IC)
(Gianluca Di Liddo IC)
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il laboratorio |
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La successiva tappa è stata quella nel laboratorio con Roberta un' animatrice del Villaggio. (Gianmarco Magani IC)
L'animatrice ci ha seguito pazientemente e ci ha aiutato nel lavoro. Ci ha anche spiegato che questi lavoretti sono il principale gioco dei bambini africani che si costruiscono i giocattoli con materiale di scarto come filo di ferro e perline. (Alessandro Monno IC)
(Matteo Rinaldi IC)
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il museo |
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Accompagnati da Flavio siamo scesi nel museo dove abbiamo fatto un gioco vero e proprio: dovevamo riconoscere i particolari riportati su un foglietto e individuare le statue che avevano quelle caratteristiche che ci venivano richieste per esempio il collo lungo, le scarpette, lo scettro... (Amed Abdein IC)
Per noi è stato un po' difficile, perchè erano rappresentate secondo l'uso africano e quindi Flavio poi ci ha fatto vedere le caratteristiche e riconoscere le statue. (Sefer Ismaili IC)
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il mercato |
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Dopo il museo ci siamo recati in un'altra parte della stanza dove era ricostruito un mercato tipico africano.
(Giuseppe Storniolo IC)
Il mercato era diviso in sette postazioni diverse: masai, baristi, venditori, lucidascarpe, macina dei semi, parrucchieri, venditori di frutta e verdura.
(Stefano Iannetti IC) Ognuno di noi ha potuto provare tutte queste attività indossando gli abiti, i copricapi, le acconciature o le scarpe delle popolazioni africane. (Mirco Losapio IC)
Poi Flavio ci ha spiegato che quello che per noi era stato un gioco divertente per la gente di molte città del mondo è la dura realtà della vita di tutti i giorni e la massacrante attività di molte ore del giorno. (Alessandro Monno IC)
(Stefano Nappo IC)
Ho potuto anche riflettere sul fatto che non sempre la diversità è una cosa brutta, al contrario è la cosa più bella che esista e spesso invece che dividere unisce.
(Marco Violetta IC) |
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