le fiabe e le leggende

 

 

 

Il Sorcio di Palazzo

e il Sorcio d’Orto

 

 

Molise

 

Un sorcio, mentre stava rosicchiando una forma di cacio in dispensa, si prese un brutto spavento dal gatto di casa che, senza saper neanche lui come, si ritrovò in mezzo all’orto. Si nascose sotto una pianta d’insalata e si ricordò che la buonanima di suo padre gli aveva parlato di un suo compare sorcio campagnolo che abitava nell’orto, sotto al fico. E gira e rigira, trovò la tana ed entrò.

 

Il compare di suo padre era morto anche lui, ma c’era il figlio. Fecero conoscenza e il sorcio campagnolo fu così ospitale che il sorcio di palazzo per due giorni si scordò la dispensa, il cacio e il gatto. Ma il terzo giorno, dei torsoli di rapa non poteva più sentire neanche l’odore, e disse: «È ora che tolga il disturbo». «E perché mai compare? Trattieniti almeno un altro giorno». «No, compare, m’aspettano a casa». «E chi ti aspetta?». «Uno zio…Anzi, perché non mi accompagnami, facciamo colazione insieme e torni indietro».

 

Il sorcio campagnolo, che non stava nella pelle di vedere la casa di un topo di palazzo, accettò e si avviarono. Arrampicandosi per un pergolato entrarono dal finestrino della dispensa. «Che casa!» fece il sorcio campagnolo «e che buon odore!». «Scendi giù, fa come se fossi a casa tua». «Grazie. Sai non sono pratico e ho paura di perdere la via del ritorno. È meglio che resti qui sul davanzale». «Allora aspetta», fece il sorcio di palazzo, e scese solo.

 

Mentre si avvicinava a un pezzo di lardo, il gatto che stava appostato, gli saltò addosso e lo afferrò. «Zizì…zizì…»strillava il poverino. Al sorcio di campagna venne il batticuore e pensò: «Cosa dice? Zì…zì…Allora è lo zio! Bell’accoglienza gli ha preparato! Se lui, che è il nipote, lo riceve così, figuriamoci cosa farebbe a me, che non mi conosce neppure». E con un salto ritornò nell’orto.

 

 

 

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salvino sagone

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